Nelle scorse settimane le pagine della rivista The Lancet hanno ospitato i risultati di follow-up a due anni del più grande trial randomizzato sull’uso dell’intelligenza artificiale negli screening mammografici.
Si tratta dello studio MASAI (Mammography Screening with Artificial Intelligence) che ha visto l’arruolamento di 105 mila donne residenti in Svezia e che aveva come obiettivo primario quello di confrontare l’efficacia diagnostica della doppia lettura standard delle mammografie senza il supporto dell’intelligenza artificiale con quella di un solo radiologo supportato dall’AI.
«Lo studio MASAI pubblicato su The Lancet conferma che l’intelligenza artificiale può rappresentare un supporto efficace nella lettura delle mammografie di screening» commenta la dott.ssa Veronica Girardi Direttore presso il Breast Imaging Department degli Istituti Ospedalieri Bresciani S.p.A., nonché membro del comitato di coordinamento GISMa.
«L’utilizzo di sistemi AI ha mostrato una sensibilità più elevata rispetto alla doppia lettura standard, mantenendo una specificità sovrapponibile e un tasso di tumori intervallo non superiore. Questi dati sono incoraggianti, ma l’introduzione dell’AI nei programmi di screening deve essere valutata con attenzione, all’interno di percorsi organizzati e controlli di qualità rigorosi. L’obiettivo rimane quello di migliorare ulteriormente l’efficacia dello screening mantenendo al centro la sicurezza delle donne».
«Come GISMa, ribadiamo che ogni innovazione tecnologica debba essere validata attraverso i parametri di qualità, appropriatezza e sicurezza che fondano lo screening organizzato» conclude la dott.ssa Girardi.
Abbiamo chiesto un commento al professor Giovanni Fattore in forza presso il Centro di Ricerca sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS) e il centro di ricerca Carlo F. Dondena dell’Università Bocconi di Milano.
«Lo studio MASAI (Lang, 2023, Hernstrom 2025, Lang, 2026) rivoluziona l’approccio nell’utilizzo delle applicazioni di intelligenza artificiale nello screening di massa per il tumore al seno. Perché? Primo, si tratta di uno studio scientifico molto robusto: un trial randomizzato pragmatico che si innesta nel programma di screening di massa di un’ampia area della Svezia. Secondo, e questo è l’aspetto più innovativo, perché supera l’idea di usare l’IA in sostituzione al lavoro umano proponendo una collaborazione. L’intervento consisteva infatti nell’usare l’IA per screenare le donne in base al rischio di tumore, per poi assegnare quello a basso rischio a una sola lettura del radiologo e quello ad alto rischio ad una doppia lettura del radiologo, con il supporto dell’IA per tutte le pazienti. Terzo, i risultati sono stati superiori alle aspettative: rispetto all’approccio standard (due letture dei radiologi), l’intervento di AI, in collaborazione con il professionista, ha aumentato significativamente la probabilità di individuare il tumore in fase precoce e non ha aumenta significativamente il richiamo a ulteriori accertamenti. Quattro, il trial rileva una riduzione del 40% del numero di letture umane, suggerendo una potenziale riduzione dei costi molto significativa».
«È un grande passo in avanti per lo screening di massa del tumore al seno e l’Italia ha reagito con tempestività adottando nuove linee-guida che recepiscono questa nuovo modello di collaborazione tra IA e umani. Tuttavia, non mancano gli ostacoli per passare a un’implementazione generalizzata. Occorrono infatti investimenti inziali per adeguare i sistemi digitali, formazione dei radiologi, revisioni dei processi interni e, soprattutto, uno sforzo coordinato almeno a livello regionale per assicurare che le applicazioni dell’IA lavorino bene sulle specificità della popolazione italiana».
Ufficio Stampa GISMa
